Abbiamo già introdotto il tema nel nostro articolo sulla qualità dell’acqua. I PFAS sono tra le preoccupazioni emergenti in materia di sicurezza idrica. In questa pagina approfondiamo cosa sono, come finiscono nell’acqua e — soprattutto — cosa puoi fare concretamente.
Cosa sono i PFAS
PFAS è l’acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche: un gruppo di oltre 4.000 composti chimici sintetici caratterizzati da legami carbonio-fluoro estremamente stabili. Questa stabilità è il motivo per cui vengono definiti inquinanti eterni: non si degradano naturalmente nell’ambiente e tendono ad accumularsi nel tempo, sia nell’ecosistema che negli organismi viventi.
Sono utilizzati in molti prodotti di uso comune: rivestimenti antiaderenti per pentole, imballaggi alimentari, schiume antincendio, tessuti impermeabili, cosmetici. La loro diffusione massiccia ha portato a una presenza capillare nell’ambiente.
Come finiscono nell’acqua
I PFAS raggiungono le falde acquifere principalmente attraverso scarichi industriali, sversamenti di schiume antincendio, percolazione da discariche e dilavamento agricolo. Una volta nelle risorse idriche, rimangono in soluzione e difficilmente vengono rimossi dai tradizionali processi di potabilizzazione.
Con l’entrata in vigore della Direttiva Europea 2020/2184, che stabilisce valori limite più stringenti per i PFAS nell’acqua potabile, il monitoraggio è diventato più capillare in tutta Italia.
Rischi per la salute
L’esposizione prolungata a determinati PFAS è stata associata ad alterazioni del sistema endocrino, effetti sul sistema immunitario e altri problemi. I limiti di legge esistono per tutelare la salute pubblica, ma molti esperti e consumatori mirano a ridurre l’esposizione il più possibile, anche al di sotto dei valori consentiti.
Come rimuovere i PFAS dall’acqua di casa
Non tutte le tecnologie di filtrazione sono ugualmente efficaci. I filtri a carbone attivo granulare riducono solo parzialmente alcune tipologie di PFAS. Le membrane ad osmosi inversa, invece, garantiscono una riduzione superiore al 90%. Sistemi con doppia membrana ad alta efficienza, offrono una barriera affidabile contro questa categoria di contaminanti, oltre che contro sali, nitrati, metalli pesanti e residui di cloro.
Cosa fare
Il primo passo è informarsi sulla qualità dell’acqua erogata nel tuo Comune: le aziende idriche sono obbligate a pubblicare i risultati delle analisi periodiche. Se hai dubbi o vuoi una protezione aggiuntiva, valutare un sistema di filtrazione domestico ad osmosi inversa è una scelta concreta e misurabile.
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